La crisi colpisce anche il settore delle energie rinnovabili. Finirà come gli eccessi dell'internet e dell'ict del 2000?
Sabato 04 Agosto 2012 00:00

La crisi colpisce anche il settore delle energie rinnovabili di cui solo fino a qualche mese fa si sentiva paròlare in toni euforici? L'energia eolica e dei pannelli solari è stata solo una bolla finanziaria, una moda che fara la stessa fine degli eccessi dell'Internet e dell'ict del 2000? I pareri e i commenti degli esperti sono contrastanti e da una prima analisi sembra emergere che una presunta crisi potrebbe colpire i settori delle enerigie rinnovabili solo in singole nazioni ma non in maniera generalizzata. E i Paesi maggiormente colpiti sembra destinati ad essere quelli che fin dall'inizio hanno più investito nella green economy: più di crisi sembra più corretto parlare di una situazione di stallo, provocata da una parte da una eccessiva ( almeno al momento ) produzione e dall'altra dalla crisi economica generale che ha tagliato molti degli incentivi e sovvenzioni per lo sviluppo di energie alternative da parte dei Governi delle nazioni dell'Europa ( ben diverso il discorso negli Usa dove i finanziamenti del Governo Obama continuano senza sosta ).

Per avere un esempio concreto di quanti detto e dei cambiamenti in corso almeno in Europa, basti pensare che la Vestas, colosso danese dei rotori eolici, ha annunciato la chiusura di cinque impianti di produzione nei paesi scandinavi e un conseguente taglio di tremila posti di lavoro, con uno spostamento delle attività verso la Spagna, dove l’energia del vento si sta espandendo a grandi velocità e dove i costi sono ridotti grazie agli incentivi statali ( che pur sono in fase di taglio )Secondo la Vestas, la domanda di energia eolica in Europa non ha raggiunto i livelli prefissati a causa delle difficoltà dell'economia e del taglio degli incentivi dei vari governi e le previsioni per il 2011 non sembrano migliori.Secondo il Global Wind Energy Outlook 2010, pubblicato da Greenpeace International insieme al Global Wind Energy Council, invece, l’eolico coprirà entro i prossimivent’anni un quinto della domanda globale di elettricità, raggiungendo il 12% della domanda nel 2020 e il 22% nel 2030. La situazione denunciata dalla Vestas sembra più, quindi, di breve periodo che una vera e propria crisi, una bolla scoppiata e, dunque, nel medio-lungo termine l’energia del vento, e le rinnovabili in generale, continueranno a giocare un ruolo chiave nel soddisfare il bisogno crescente di elettricità, riducendo al contempo le emissioni di Co2.

Dello stesso parere anche l’Anev, (Associazione nazionale energia del vento) ed effettivamente puntando l’attenzione essenzialmente sul panorama italiano, ilrapporto statistico ‘Impianti a fonte rinnovabili’, pubblicato dal Gse, mostra come l’eolico abbia dato il contributo maggiore nella crescita della potenza installataper le energie pulite nell'ultimo anno e che ci sia ancora un ampio spazio di crescita. Ciò significa, dunque, che l’Italia sembra essere in controtendenza rispetto ad altri paesi leader europei, come Danimarca e Germania, che si sono già avvicinati, secondo almeno al parere di alcuni esperti, al massimo della potenza installabile sul territorio in termini di rinnovabili e che giunti a saturazione hanno ora deciso di spostare le proprie tecnologie e Know-How in altre zone, come sta accadendo per la Vestas in Spagna. Il mercato delle rinnovabili sembra, inoltre, compiere un importante balzo in avanti anche nei Paesi dell'Africa sub-sahariana, in tutti i Paesi africani cioè esclusiquelli che si affacciano sul Mediterraneo, e sembra che saranno soprattutto i progetti solari off grid a trainare lo sviluppo, con un tasso di crescita atteso adoltre il 10% l'anno nel prossimo quinquennio. Molte agenzie governative e gli stessi Governi africani, infatti, sono sempre più consapevoli dell'importanza delle fonti rinnovabili per garantire la sicurezza energetica e le forniture elettriche nelle zone rurali. Ed è proprio da questa consapevolezza che nascono azioni di stimolo che porteranno a triplicare il valore degli investimenti nel periodo 2010-2015. Nel frattempo le nazioni più ricche economicamente come la Germania denunciano non solo una situazione di stallo ma anche in parte contradditorie. In Germania, per esemepio, i consumatori pagano i sussidi per l’energia verde direttamente nella bolletta dell’elettricità. Il ministro dell’economia tedesco Rainder Brüderle ha affermato che i prezzi dell’elettricità sono destinati ad aumentare del 10%, a causa dell’aumento rapido delle aziende che producono fonti d’energia rinnovabile, e di conseguenza, l’ammontare dei sussidi è diventato molto più alto rispetto a quanto fosse all’inizio. Per questi il governo tedesco, come quello spagnolo, ha intenzione di tagliare del 16% gli aiuti economici all’energia solare, per cercare di fermare l’espansione e non alzare i prezzi a livelli sconsiderati. E se questi ragionamenti possono avcere anche un fondo di verità e di logica, altre decisioni sempre a livello politico sembrano essere quantomeno imbarazzanti.Anche perchè, in un mondo ancora dominato dalla lobby del poetrolio, le crescita delle energie alternative non puòl che dare fastidio, per poi ritornare utile proprio nel lungo periodo quando il prezzo del greggio schizzerà inesorabilmente a causa del suo costante diminuire.

Fonte: www.businessonline.it